Dibattiti ovali, amarezze celtiche: per una volta parliamo di arbitri

Niente alibi, nessuna scusa: se si perde è perché qualcun altro è stato più bravo. Ma, se ci sono, i problemi vanno affrontati

ph. Sebastiano Pessina

Lo scorso 12 marzo, dopo Inghilterra-Italia, il presidente federale Gavazzi si lasciò andare a uno sfogo durissimo contro l’arbitro Tom Clancy che aveva diretto la partita di Twickenham. Uno sfogo poi trasformatosi in un vero e proprio dossier video di 7 minuti fatto recapitare al board. Una decisione che aveva ricevuto critiche ma anche molti applausi. E in effetti sollevare la questione-arbitri nel rugby è cosa piuttosto complicata: l’accusa di mutuare una tendenza calciofila è subito dietro l’angolo, il refrain de “l’arbitro non si contesta” è immediato. Però a volte la voce bisogna un po’ alzarla, in maniera civile s’intende, ma va fatto. E non bisogna avere paura di sostenere l’esistenza di una “questione arbitrale”.
Una questione che a livello di nazionale non si fa sentire più di tanto, tranne che in qualche rara eccezione, ma che è più evidente in parte nelle coppe europee e soprattutto nel torneo celtico. Dove non ci sono episodi clamorosi – e se anche ci fossero non abbiamo alcun interesse ad elencarli – ma più un diverso metro di giudizio e peso specifico delle squadre. E va da sé che il peso delle italiane è bassissimo.

 

Chiariamo subito la nostra posizione: se le squadre italiane perdono è perché se lo meritano, o quantomeno non meritano di vincere. Successi e soprattutto insuccessi non sono colpa delle decisioni arbitrali, che magari possono anche pesare qua e là, ma alle fine basterebbe mettersi nelle condizioni di non farle diventare determinanti. Detto in altra maniera: il fallo che ha condannato al pareggio le Zebre contro gli Scarlets poteva essere fischiato o meno a seconda dei punti di vista ma se i bianconeri avessero gestito meglio quel pallone o se nel corso del secondo tempo avessero concretizzato meglio la mole di gioco prodotta nessuno ne parlerebbe.
Il rispetto per gli arbitri sul campo è dovuto, le decisioni prese dai fischietti non devono mai diventare alibi ma questo non significa che non bisogna rilevare eventuali torti, soprattutto se la cosa diventa troppo frequente. Con i dovuti toni e nelle sedi più indicate. Anche perché le altre federazioni non è che rimangano mute, tutt’altro.
E voi cosa ne pensate?

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