Italrugby, la lunga convalescenza di una nazionale che si è persa

Undici sconfitte nelle ultime 12 partite giocate e la luce in fondo al tunnel ancora non si vede. Ma cambiare il ct sarebbe folle

ph. Sebastiano Pessina

Da dove iniziare? Difficile, sono talmente tante le cose che non sono andate a Suva che non è semplice decidere quale è la più importante. Ma al di là delle singole mancanze contingenti viste nella partita contro Fiji c’è solo un’amara verità: questa nazionale si è persa. Le colpe e le responsabilità sono tante e diverse e riguardano giocatori, staff tecnico, l’ambiente che li circonda e in cui si muovono di cui le tensioni tra federazione e franchigie (solo una in realtà) sono solo l’aspetto più evidente e mediatico ma forse nemmeno il più importante. Di sicuro quello che può diventare una foglia di fico.
Con quella contro Fiji sono diventate 7 le sconfitte consecutive.  E vi ricordate l’ultima vittoria? A Cremona, proprio contro i figiani, non una partita da incorniciare. L’ultimo sorriso vero, se andiamo più indietro, risale a marzo 2013 con la vittoria sull’Irlanda nell’ultima gara del Sei Nazioni di quell’anno. Poi solo ko brutti e/o pesanti, una vittoria che non è rimasta impressa nella testa di nessuno (le Fiji a Cremona, appunto) e qualche scampolo di partita da salvare, nulla di più.

 

Nella partita di sabato si è visto qualche miglioramento nel possesso e una tenuta fisica migliore rispetto a quanto fatto vedere durante l’anno, nonostante il caldo umido. Non si è però visto uno straccio di idea o quasi nel momento i cui avevamo la palla in mano. Abbiamo navigato a lungo lontano dai 22 metri avversari nonostante il dominio nelle fasi statiche e dopo 60 minuti di gioco anche l’attenzione in difesa è calata consentendo ai figiani di prendere in mano iniziativa e partita. Azzurri davvero nulli in attacco.
Ora in tanti puntano il dito contro Brunel, secondo alcuni anche lo stesso presidente Gavazzi. Il tecnico francese ha sicuramente delle responsabilità ma ci sembra semplicemente l’obiettivo più facile da colpire, il “colpevole” da indicare alla piazza. La gestione dei cambi del ct ci ha spesso lasciati perplessi, probabilmente a Suva ci si aspettava una formazione meno conservativa, diciamo così, e l’ambiente avrebbe bisogno di una scossa, tutto vero, ma cambiare il ct a un anno o poco più dal Mondiale ci pare davvero una mossa al limite del masochismo.
Piaccia o meno questo è il gruppo che andrà in Inghilterra, anche perché grandi alternative  non ci sono. Ipotizziamo un esonero di Brunel: chiunque arrivasse dovrebbe prendere in mano una squadra comunque plasmata da altri, senza contare l’altissima probabilità di bruciare un possibile candidato per il post-Mondiale.

 

Il presidente Gavazzi ha più volte detto che quella di Brunel è una scelta fatta da altri, da chi c’era prima di lui. Un modo di marcare il terreno e di tenere il ct a una certa distanza e il feeling tra i due non sembra essere dei migliori, ma questo probabilmente non aiuta il tecnico nella gestione del gruppo, con i giocatori che probabilmente “annusano” il fatto di avere davanti a sé un allenatore con le spalle poco coperte.
E poi chi per eventualmente sostituire Brunel? Un tecnico italiano? Ne abbiamo di pronti e in grado di passari indenni da un’annata che in caso di esonero dell’attuale ct potrebbe diventare molto più difficile di quanto già non lo sia? Gavazzi potrebbe puntare su un tecnico straniero di sua fiducia che faccia da traghettatore – e a noi su due piedi viene in mente solo un nome: Marc Delpoux (vogliamo sottolineare che il nostro è solo un ragionamento a voce alta, nulla di più, non ci sono indiscrezioni in questo senso) – ma siamo sicuri che sarebbe la soluzione migliore?
Questa squadra ha bisogno di vincere, anche giocando male, non importa. Non ora almeno. Le prossime due gare saranno difficilissime: Samoa è tra le squadre del Pacifico quella più organizzata, il Giappone è in grande crescita ed entrambe  ci sono davanti nel ranking mondiale (a proposito: meglio per noi che il Canada è stato sconfitto proprio dai nipponici 25-34….) . E noi ci arriviamo nel peggiore dei modi. Serve una scossa, servono due vittorie. L’alternativa è qualcosa di molto simile a un buco nero.

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