La prodezza della giovane ala Eagles, originaria dello Zimbabwe, che alla RWC 2007 sorprese Habana segnando la miglior meta del Torneo
Nome: Takudzwa
Cognome: Ngwenya
Ruolo: Ala
Edizioni RWC disputate: 2007 – 2011
Presenze RWC: 7
Punti RWC: 10
Il rugby è uno sport dove, a differenza di altri, il più forte quasi sempre vince. Possono succedere tante cose, certo, ma la stragrande maggioranza delle volte la compagine più preparata e favorita trionfa. Questa sacrosanta verità, però, non ha mai impedito alle squadre consapevoli di essere tecnicamente inferiori, un gradino sotto, di giocare al massimo delle proprie possibilità. Anzi, in qualche caso ne sono usciti degli exploit che rimarranno nella memoria di tutti gli appassionati.
RWC 2007, il 30 settembre a Montpellier si disputa l’ultimo match del girone A tra il Sudafrica, ormai certo del passaggio al turno successivo, e gli Stati Uniti, che invece non avevano vinto nemmeno uno dei 3 incontri precedenti. Una partita senza storia, con gli Springboks assolutamente favoriti.
Al 37esimo minuto le aspettative sono totalmente rispettate, con i sudafricani in vantaggio per 24 a 3 e a pochi metri dal segnare l’ennesima marcatura. Proprio sul più bello però Todd Clever, giocatore simbolo degli Eagles, intercetta un lungo passaggio a 5 metri dalla linea di meta americana e scatta in avanti. La difesa verdeoro rientra e si chiude su di lui, ma la terza linea guadagna oltre trenta metri accentrandosi prima di scaricare il pallone che finisce nelle mani della seconda linea Alec Parker e subito dopo in quelle dell’apertura Mike Hercus che, con una lunga sventagliata, riesce a far arrivare l’ovale dalla parte opposta del campo rispetto a dove era iniziata l’azione. Ad agguantare il pallone una giovane ala originaria dello Zimbabwe dal nome quasi impronunciabile, Takudzwa Ngwenya.
Di fronte a lui rimane un solo giocatore, ma di sicuro proprio quello che non ci si vorrebbe trovare davanti in una situazione così: Bryan Habana, in quel momento considerato il rugbista più veloce in attività. Il suo nome difetta di vocali, ma di certo al nostro beniamino non mancano intraprendenza e gambe. Invece di calciare o cercare il sostegno Takudzwa punta Habana, lo fa rallentare quel tanto che basta per poi accelerare e, metro dopo metro, passarlo all’esterno in velocità pura. L’incredulità da parte di tutti, giocatori, spettatori, commentatori, probabilmente anche di Habana e di Ngwenya stesso, si trasforma in gioia per il team e i supporter americani, che segnano così una meta ai futuri campioni del mondo.
La partita finì 64 a 15 per gli Springboks, ma la meta di Ngwenya fu eletta la migliore del Torneo ed è entrata di diritto tra i momenti più belli di tutte le edizioni della RWC.
Matteo Zardini
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