Dopo le elezioni: un Gavazzi di lotta e di governo per un movimento tra ombre e luci

Parole di circostanza e sfoghi inaspettati nel giorno della rielezione del presidente FIR. Ma noi dobbiamo metterci a correre

Gavazzi

Ha guidato il rugby italiano negli ultimi 4 anni (e anche prima ha gravitato a lungo attorno alla stanza dei bottoni quando però le leve che contavano le aveva saldamente in mano Giancarlo Dondi), lo farà anche nel prossimo quadriennio, almeno fino all’autunno del 2020. Ieri Alfredo Gavazzi è stato rieletto battendo la concorrenza di Marzio Innocenti confermando il proprio ruolo di presidente federale.
Tutto come previsto, o quasi, perché ieri abbiamo visto andare in scena un Gavazzi di lotta e di governo, come si scriverebbe su altri fogli che si occupano di cose politiche. Perché prima ha vinto, poi nel comunicato federale delle 14 e 40 ha voluto “ringraziare il movimento per avermi confermato la propria fiducia per i prossimi quattro anni. Sono sempre stato e continuerò ad essere il Presidente di tutto il rugby italiano, continuando a lavorare come nei quattro anni appena trascorsi con tutte le componenti del sistema rugbistico del nostro Paese per la crescita del nostro magnifico sport”. Dichiarazione di circostanza, d’accordo, probabilmente preparata a freddo, però se andiamo a leggerci – per esempio – le primissime dichiarazioni di un qualunque sindaco o presidente eletto negli ultimi anni il tono e il contenuto è simile. Non è quello il momento in cui generalmente vengono dette cose memorabili, da nessuno.
Poi però alle 17.10 viene lanciata un’agenzia ANSA in cui si riportano alcune dichiarazioni rilasciate dal vecchio e nuovo presidente nella sua prima conferenza stampa e qui il clima cambia con alcune affermazioni sorprendenti. Perché cose come “Non mi riconosco più in questo rugby, i valori del rugby sono il fair play e invece questa gente non sa nemmeno quanto male ha fatto al rugby italiano, facendolo scadere di immagine” o “Qui c’è gente disposta a tutto pur di vincere, non mi riconosco più in questo sport” non sono parole che ci si aspettano da una persona appena investita da un compito così importante.

 

Gavazzi ha detto chiaramente che si aspettava un consenso superiore al 54 e rotti per cento ottenuto ieri, pensava di ottenere almeno il 60% dei voti, probabilmente in cuor suo era sicuro di prendere anche un bel po’ di più di quella cifra, però alla fine – stringi stringi – basta prendere un solo voto più del tuo avversario… Detto in maniera più diretta: vincere con il 51% non rende la vittoria meno legittima di uno che si porta a casa un 65%, tanto più che non stiamo parlando di un voto popolare ma di una consultazione interna a una istituzione. Vincere bene piace a tutti, ma prima viene vincere, il resto è un qualcosa in più. Il 54% non è quello che si dice un voto bulgaro ed è lo stesso risultato di quattro anni fa quando però erano in tre a correre, però lo ripetiamo: la vittoria di Gavazzi non è meno legittima per questo. E’ vero che in Consiglio Federale ci saranno anche Roberto Zanovello ed Erika Morri, rappresentanti del gruppo che sosteneva Marzio Innocenti, abbastanza però da giustificare uno sfogo del genere? Non crediamo. Forse la stanchezza, un comprensibile “down” da adrenalina, non sappiamo.
La Gazzetta dello sport ha riportato anche parole del presidente che guardano anche al futuro: “C’è una candidatura al Mondiale 2023 che entro il 30 settembre va accompagnata dal patronage del Governo. In più conto di chiudere un contratto pluriennale per i diritti tv del Pro 12. Si riparte da qui”. Speriamo, anche se su questa cosa del contratto per più stagioni per il torneo celtico in pochi sarebbero pronti a scommetterci. Gavazzi ha detto pure che l’85% del rosso di bilancio “deriva dal passato”, e qui facciamo un po’ più di fatica a seguirlo, e che “si dovranno ridimensionare le spese, ma appena avremo i soldi ho intenzione di aprire due Accademie Under 20 e una al Sud”.

 

Ripetiamo, non conosciamo i motivi dello sfogo di ieri, ma quello che sappiamo è che Alfredo Gavazzi ha vinto e ora spetta a lui l’onore e l’onere di affrontare i non pochi guai del nostro movimento, oltre all’onore e all’onere di sfruttare al meglio le nostre non poche potenzialità. Perché è vero che c’è un bilancio che zoppica vistosamente, un settore tecnico in crisi di risultati, un settore giovanile che deve essere portato al livello e alla “produttività” dei nostri partner, poi la partita del marketing e dei diritti televisivi, il rilancio (vero!) dell’Eccellenza e una decisione su quale deve essere il nostro futuro celtico (e se deve esserci), la sfida del seven da affrontare con piglio diverso e un movimento femminile che deve svilupparsi. Ci sono sicuramente tutte queste cose, ma l’Italia è anche un paese che ha fatto solo intravedere il suo potenziale rugbistico. Il nostro movimento sta meglio di 4 anni fa? Probabilmente no, siamo lì, fermi. A Gavazzi – che ha questo punto avrà avuto a disposizione 8 anni per iniziare a farci correre – ancora una volta l’onore e l’onere di far fare a questo movimento il salto di qualità che tutti pensiamo possibile e che tutti aspettiamo. Anche se avesse preso solo un voto in più del suo avversario.

 

Il Grillotalpa

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