Della palla ovale non ci si stanca mai: i 40 anni di Peter Stringer

Leggenda dell’Irlanda e di Munster, l’iconico mediano di mischia calca ancora i campi della Premiership

ph. Paul Harding/Action Images

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“In under 8, under 10 e under 12, sono sempre stato il giocatore più piccolo. Non mi sono mai sentito discriminato per le mie dimensioni, e gli allenatori mi hanno sempre selezionato nella prima squadra. I miei genitori, però, venivano spesso fatti oggetto di commenti e consigli a bordo campo. ‘Siete sicuri di consentirgli di giocare? Guardate quanto è alto!‘”

 

Con queste parole incomincia uno dei capitoli di Pulling the strings, l’autobiografia di Peter Stringer, leggenda vivente del Munster e dall’Irlanda che oggi compie 40 anni e ancora si permette di calcare i campi della Premiership con la maglia dei Worcester Warriors. Una carriera sempre passata a dimostrare di essere, per l’appunto, all’altezza della situazione.

 

Quella in corso è la ventesima stagione da professionista per Stringer, che ha debuttato nell’ormai lontano 1998 con la maglia di Munster, dopo essere cresciuto a Cork, nel cuore dell’Irlanda che tifa rosso. Un rugby piuttosto diverso da quello di oggi, che si era appena smarcato dal dilettantismo. Subito catapultato fra le prime scelte della squadra irlandese nelle stagioni successive, nel 2000 affronta la sua prima finale di Heineken Cup, persa contro i Northampton Saints di un solo punto (9 a 8).

 

Una delusione raddoppiata due anni dopo, quando Munster perde per 15 a 9 nella finale di coppa. Stringer è protagonista dell’episodio più controverso della partita: con un mischia a favore nei ventidue metri avversari, Munster spera di andare a punti e rimontare gli inglesi, ma ci si mette di mezzo quella vecchia canaglia di Neil Back. Il flanker di Leicester e dell’Inghilterra campione del mondo nel 2003 schiaffeggia la palla dalle mani di Stringer mentre questi introduce il pallone in mischia. L’arbitro non vede: palla rubata, Munster cacciato dai ventidue metri e partita che se ne va.

 

 

Con il tempo, però, le vittorie arrivano: Stringer farà sua la Heineken Cup nel 2006 e nel 2008, la Celtica League nel 2002, 2009 e 2011. A livello internazionale, 98 caps con l’Irlanda a partire dal 2000, anno del suo esordio contro la Scozia nel primo Sei Nazioni della storia, e un palmares che vanta tre Triple Crown (2004, 2006 e 2007) e un Grande Slam (2009) nel torneo più vecchio del mondo. Due partecipazioni alla coppa del mondo nel 2003 e nel 2007 completano il quadro di una carriera lunga e gloriosa.

 

Verso l’inizio degli anni Dieci del nuovo millennio la carriera di Peter Stringer sembra volgere verso un rapido declino. E’ evidente che il Munster non lo considera più una prima scelta, e Stringer viene inviato prima ai Saracens e poi a Newcastle in prestito nel 2011 e nel 2012. Questi scampoli di Premiership e l’esclusione dalla rosa dell’Irlanda per la Rugby World Cup del 2011 lo convincono al salto definitivo nel campionato inglese: il suo debutto nel 2013 con Bath, dove arriva in sostituzione dell’infortunato Michael Claassens, gli vale la prima doppietta in carriera. 

 

Due stagioni a Bath, poi due a Sale dove viene nominato miglior giocatore della squadra nel 2016. Da quest’anno, alla ventesima stagione da professionista, la difficile sfida con i Worcester Warriors, nel tentativo di salvarli dalla retrocessione in Championship insieme al vecchio compagno dei tempi di Limerick Donncha O’Callaghan.

 

“Se si presenterà la giusta opportunità la coglierò – dice Stringer a proposito di continuare a giocare, in un’intervista concessa al Telegraph – In qualsiasi contesto mi trovi voglio sempre essere competitivo e ambizioso. E’ questo il mio principale obiettivo: essere parte di qualcosa di speciale. E voglio esserne pienamente parte. Non voglio essere un appendice. Voglio essere un valore aggiunto, non continuare [a giocare] in maniera fine a sé stessa.”

 

Una dichiarazione che rivela la natura e lo spirito di un giocatore che ha saputo essere, attraverso gli anni, un’icona per tutti i giocatori piccoli, in un rugby sempre più fisicamente esasperato. Passatore sopraffino e carattere indomito, dietro il glorioso pack di Munster ha costruito una fortuna per sé, per la propria squadra e per l’Irlanda, in coppia con Ronan O’Gara.

 

Peter Stringer, che da ragazzino ha rifiutato una cura a base di ormoni della crescita, che è un maniaco della propria forma fisica, che ha superato brucianti sconfitte ed è arrivato sul tetto dell’Europa ovale. Quello stesso Peter Stringer continua a calcare i campi oggi, con la stessa tenacia e la stessa attitudine di quando metteva a terra Jonah Lomu con un perfetto placcaggio alle caviglie, solo con una folta barba in più, per mantenersi sempre al passo con i tempi.

 

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