La Federazione Inglese ha dipinto un quadro assai negativo circa l’introduzione delle retrocessioni per il possibile nuovo torneo

Ph. Sebastiano Pessina
La RFU non vuole vedere nascere il Nations Championship pensato da World Rugby: il punto sta tutto nella questione “retrocessioni/promozioni”.
Tramite il suo amministratore delegato Nigel Melville infatti, la Federazione Inglese ha spiegato ai media locali la posizione che intendono mantenere: “Ci assicureremo che il torneo non arrivi nello scenario internazionale – tuona – questo risolverà il problema, anche perchè non abbiamo intenzione di entrare in una situazione del genere.
Per noi lo spettro di una retrocessione sarebbe catastrofico: non bisogna pensare soltanto alla nazionale, come squadra, ma a tutto quello che ci sta intorno e al finanziamento dell’attività rugbystica nel Paese. Poi, c’è un’altra cosa da considerare: la retrocessione equivarrebbe in realtà a due anni in seconda divisione. Se negli anni dei British & Irish Lions e quelli della Rugby World Cup le retrocessioni e le promozioni fossero bloccate (cosi come segnalato da World Rugby, ndr), si correrebbe il rischio – in caso di ultimo posto – di rimanere bloccati per due anni in seconda divisione. Questo per noi sarebbe un disastro”.
La vendita di Twickenham e l’alleanza con Irlanda e Scozia
Melville rincara la dose facendo capire che, in caso di retrocessione, la RFU sarebbe costretta a vendere Twickenham per sostenere le spese relative ai programmi di crescita e sviluppo del gioco sul suolo inglese. Alle spalle di tutto questo “polverone” sollevato, c’è però anche un’alleanza con Irlanda e Scozia; le quali a loro volta hanno già fatto capire di essere contrarie alla nascita del Nations Championship. Un “triumvirato” che guarda con maggior interesse a rinforzare il Sei Nazioni, passando magari da eventuali accordi economici sottoscrivibili con CVC.
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