Mondiale Under 20: i numeri dell’Italia dopo la fase a gironi

Poche soddisfazioni con attacco, touche e rolling maul. Per gli azzurrini tante difficoltà nel tenere il pallone contro Inghilterra e Irlanda

ph. Luca Sighinolfi

La fase a gironi dell’Italia al Mondiale Under 20 è stata ricca di alti e bassi, com’è lecito attendersi da una squadra giovane e ancora inesperta. È stata soprattutto molto difficile, ma anche questa era pronosticabile: l’Australia si è confermata come una delle pretendenti al titolo iridato, l’Inghilterra – seppur sottotono – non aveva bisogno di grandi presentazioni, mentre l’Irlanda aveva vinto il Sei Nazioni di categoria con il Grande Slam.

La classifica è stata solo una conseguenza, se consideriamo che questa nazionale Under 20 si è rivelata già dal Sei Nazioni di livello inferiore rispetto a quella che l’ha preceduta: zero vittorie (l’anno scorso furono due), un punto in classifica, una prestazione incoraggiante contro l’Inghilterra e due sfide in cui gli azzurrini sono riusciti a produrre ben poco, sia a causa di demeriti propri sia per meriti altrui.

I problemi maggiori, come emerso anche dalle statistiche delle tre partite giocate, sono arrivati dalla fase offensiva, dove i ragazzi di Fabio Roselli raramente hanno impostato un ritmo incalzante e giocato con continuità in avanzamento.

L’assenza di ball carrier di qualità e di una fisicità all’altezza nel reparto degli avanti non ha aiutato, così come le croniche difficoltà nel pulire efficacemente e velocemente i punti d’incontro (il 93,8% di ruck vinte in media non è un dato così straordinario), con il risultato di affidarsi troppo spesso ai guizzi individuali per cercare un buco nella retroguardia avversaria. Non è un caso che gli azzurrini abbiano chiuso la fase a gironi con il minor numero di punti segnati nel torneo (49), per cui sarà interessante capire come si evolverà la situazione contro avversari di caratura inferiore come Scozia e Georgia o Fiji.

La fase difensiva ha subito un grosso shock contro l’Australia, con ben 43 placcaggi sbagliati e il 67% di interventi riusciti, ma nonostante il divario rispetto agli avversari non è mai affondata del tutto. Sia contro l’Inghilterra che contro l’Irlanda gli azzurrini hanno compiuto più di 170 placcaggi (contro l’Irlanda ben 193), mantenendo in questo caso delle percentuali sopra l’80 e addirittura il 90%. Di questi – ma in questo caso possiamo fidarci solo delle impressioni visive -, tuttavia, pochi sembrano essere stati avanzanti, sempre a causa di un divario fisico piuttosto pronunciato in alcuni casi.

Per quanto riguarda le fasi statiche, la mischia non ha quasi mai sofferto. Diverso il discorso per la touche, che non raggiunge l’80% di lanci completati, a cui si accoda anche la formazione delle rolling maul: il carrettino non ha quasi mai dato soddisfazione agli azzurrini, che ne hanno completati appena il 75%.

Le statistiche dell’Italia dopo tre partite (fonte: Espn Scrum)

Possesso – Territorio (%)
vs Australia 54 – 62
vs Inghilterra 37 – 35
vs Irlanda 40 – 38
Media: 43,6% – 45%

Metri corsi per cariche
vs Australia – 2,64
vs Inghilterra – 2,89
vs Irlanda – 2,37
Media: 2,63

Break
vs Australia – 6
vs Inghilterra – 9
vs Irlanda – 3
Media: 6

Difensori battuti
vs Australia – 11
vs Inghilterra – 21
vs Irlanda – 15
Media: 15,6

Ruck vinte (%)
vs Australia – 92,4
vs Inghilterra – 94,3
vs Irlanda – 94,7
Media: 93,8%

Maul vinte (%)
vs Australia – 66,7
vs Inghilterra – 100
vs Irlanda – 60
Media: 75,6%

Placcaggi riusciti (%)
vs Australia – 67
vs Inghilterra – 86
vs Irlanda – 90
Media: 81%

Punizioni concesse (compresi i calci liberi)
vs Australia – 15
vs Inghilterra – 9
vs Irlanda – 9
Media: 11

Turnover concessi
vs Australia – 15
vs Inghilterra – 11
vs Irlanda – 25
Media: 17

Mischie vinte (%)
vs Australia – 90,9
vs Inghilterra – 100
vs Irlanda – 100
Media: 96,9%

Touche vinte (%)
vs Australia – 83,3
vs Inghilterra – 80
vs Irlanda – 72,2
Media: 78,5%

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